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La Ruota della Salute

2020-03-26 15:46

Giovanni Batacchi

" Avevano Ragione!! ",

La Ruota della Salute

La salute dipende dall'interezza ambientale, dove alla base c’è un continuo rinnovamento e protezione del suolo,degli animali e delle piante.

 

 

 

 

 

The Weel of Healt

( La Ruota della Salute)

 

 

 

The Weel of Health (La Ruota della Salute) di G.T. Wrench, Daniel, 1938

 

    Mi ha colpito molto questo interessante libro pubblicato per la prima volta nel 1938 sul popolo degli Hunza famoso per la sorprendente salute, longevità (vivevano mediamente 120 anni) e vigore, che il Dr. Wrench aveva scoperto e studiato, grazie alle ricerche ed esplorazioni del medico scozzese dr. Mec Carrison.  In questo libro il dr. Wrench risponde alla seguente  domanda: Qual è il segreto della salute di Hunza?

 

La salute dipende dall'interezza ambientale, da una dieta appropriata, da una giusta coltivazione, dove alla base c’è un continuo rinnovamento e protezione del suolo,

degli animali  e delle piante.

 

 

    Il popolo degli Hunza vive nel Nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana ed era già allora, in assoluto, il popolo più longevo della terra.

Diceva Wrench di questo popolo che sono coltivatori abili e ammirevoli, vale a dire “buoni artigiani”, hanno un dieta varia con molta frutta, legumi e pane integrale, una dieta apparentemente semplice e primitiva e che non si astengono dal vino, al contrario, coltivavano buone uve e godevano del vino fatto in casa. Passavano gran parte della loro giornata all'aria aperta, uomini, donne e bambini lavoravano nei campi. Ma devono affrontare il freddo e le tempeste dell'inverno.

    Osservava l’autore che sotto il profilo della tipologia della dieta non c’erano grosse peculiarità con quella degli altri popoli, la differenza stava  nel modo in cui i cibi venivano mangiati e coltivati. Da queste differenze dipendeva, per la maggior parte, la salute e la migliore fisicità dell'Hunza.​

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    Nel libro troverete riferimenti interessante con riferimento al diverso uso che facevano degli alimenti, come per esempio il pane, il latte, le verdure e ed al loro modo di cucinare. In modo particolare mi ha molto colpito il consumo del pane.

Come per gli inglesi, gli Hunza consumavano molto pane, ma con una grossa  differenza nella macinazione del grano. L'Hunza macinava in modo che la maggior parte del grano si trasformasse in farina. Il pane che ne risultava  era integrale e, ovviamente, conteneva tutta la sua crusca. 

Gli occidentali macinavano, già nei primi del novecento,  il grano trasformandolo in farine “raffinate” con cui producevano pane. Con le farine bianche si migliorava l'aspetto del pane, ma andavano perse le parti più preziose del grano. A differenza del pane occidentale quello degli Hunza non era sottoposto ad alcun processo artificiale, come d'altra parte era quello dei britannici prima dell’avvento della macchina a vapore, dell’era industriale e del conseguente aumento della popolazione.

    Con l’avvento dell’aratro, aumentarono ulteriormente le produzioni e il commercio del grano fu rimpiazzato dal più comodo commercio di farine. Ma se il grano veniva macinato intero, la farina tendeva a inacidirsi a causa dell’olio di germe di grano quindi fu ritenuto opportuno eliminare il germe di grano dal processo di macinazione commerciale.

    Piano piano fu notato che togliendo la pelle del grano, ossia la crusca, la farina migliorava nell’aspetto e nel gusto. La produzione di  farina bianca divenne la regola ma così facendo mancava la suprema area di vitalità del grano, del germe e della pelle protettiva, come invece rimaneva nel pane degli Hunza dove nulla andava perduto e tutto proveniva dai loro campi con la stessa freschezza della frutta e della verdura.

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Ma Wrench notò che c’era un'altra motivazione alla base della prodigiosa salute del popolo Hunza: la tecnica di coltivazione e di concimazione dei campi agricoli. Egli disse “l'importanza del metodo di cultura del cibo è primaria, radicale e fondamentale in materia di salute” e mise in evidenza alcuni aspetti peculiari della coltivazione Hunza come l’importanza dei terrazzamenti, il giusto metodo di irrigazione, la scelta delle varietà, ma soprattutto la concimazione.

Racconta il dottore

“Gli Hunza, nel loro concime, usano tutto ciò che possa ritornare nel terreno. Raccolgono con cura il letame del bestiame e lo immagazzinano. Raccolgono tutte le parti e i pezzi vegetali che non serviranno da cibo né all'uomo né agli animali, comprese le foglie cadute che il bestiame non mangia e le mescolano con lo sterco e l'urina. Prendono limo da apposite nicchie costruite nei loro canali di irrigazione. Raccolgono le ceneri dei loro fuochi. Tutti questi si mescolano e formano un compost.”

L'atto di concimare i campi era considerato una festa!

 

Gli Hunza usavano l'humus  e i  loro terreni non soffrivano di erosione anche grazie  al manto vegetale,  la migliore protezione del suolo dall'erosione dovuta al sole, al vento e alle piogge.

 

“Transfert, transfert, transfert: tre transfert, questo è il segreto della salute. Questi tre trasferimenti - dal suolo alla verdura, dalla verdura all'animale, dall'animale e dalla verdura al suolo - formano l'eterna ruota della salute”.

 

    Il Dr. Wrench (con il coordinamento degli esperimenti Robert McCarrison, Albert Howard ed altri) aveva dimostrato un secolo fa che nel segreto della longevità degli Hunza e nella loro quasi totale assenza di patologie degenerative (come il cancro)  vi era il corretto uso di prodotti agricoli integri e non trasformati artificialmente, tra cui lo stesso vino, ottenuti con una coltivazione naturale rispettosa dell’ambiente, del suolo e delle piante.

 

    Oggi il territorio degli Hunza è stato in parte intaccato dalla modernità e dai cibi impoveriti (farine 0, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc…) e solo quelli che hanno mantenuto le primordiali usanze e abitudini, raggiungono lo straordinario stato di salute e longevità dei progenitori.

 

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